mercoledì 6 giugno 2012

Sandro Fogli



Giovane e talentuoso aiuto-regista toscano, si sposta tra i set delle più importanti serie tv, ha trovato il tempo di dedicarsi alla scrittura, tanto da far uscire un saggio sul grande maestro del brivido: Alfred Hitchcock

1) Qual è stata la tua personale esperienza nel cinema?

A dire il vero non ti saprei rispondere. Nel cinema propriamente detto l’esperienza è davvero poca… Ho studiato storia e critica del cinema all’università è ho alle spalle una discreta gavetta nelle serie tv.


2) A proposito di questa “settima arte”, da dove pensi essere derivato il successo di Hitchcock, a cui hai dedicato gran parte della tua osservazione scrivendo anche un saggio “Hitchcock e la Vertigine interpretativa”?

Credo che la grande popolarità di Hitchcock risieda in un cocktail di elementi: sceneggiature divertenti, star di Hollywood come la Bergman, Cary Grant o Grace Kelly… una maestria senza confini nel girare… e tanto buon marketing.


3) Lorenzo Cuccu dice di te: “ne sa più di tutti quanti gli autori di cui parla messi insieme”. Che effetto fa sentirsi così?

Oddio… fa strano… speravo un giorno si dicesse di me, così come lo si dice di Cuccu su Antonioni, qualcosa di simile, ma non credevo sarebbe accaduto così presto…


4) Alla fine della sua vita Hitchcock rimpiangeva l’epoca delle STAR. Che significa? Rimpiangeva forse le grandi DIVE?

Era un disilluso da un lato, dall’altro forse sentiva aria di cambiamenti… Certo il suo rapporto con lo star system è stato fondamentale… Come accennavo prima, considero la presenza delle star uno dei fattori che hanno reso tanto popolari i suoi film… 


5) Sir Alfred cercava donne che non fossero “sensuali” perché distraevano e toglievano effetto alla “suspense”. Sei d’accordo? Perché?

Non sono d’accordo sul concetto di partenza. Grace Kelly era sensuale eccome, ma la superficie “algida” la rendeva molto più interessante… Hitchcock odiava le attrici come Marilyn Monroe perché avevano ”il sesso stampato in faccia”! 


6) Perché i critici dei Cahiers du Cinéma prendono sul serio Hitchcock?

Perché superano l’atteggiamento snob di tutti coloro che relegavano Hitchcock in serie B perché il genere che praticava di più (diciamo il thriller) era a sua volta considerato un genere minore… Riconoscono l’importanza dell’aver vissuto e girato ai tempi del muto, imparando a risolvere le situazioni solo visivamente… Ne riconoscono la grandezza nel “manipolare il pubblico”… E’ una questione complessa sulla quale praticamente ho costruito il mio intero libro…


7) A. Hitchcock e D. Argento, due grandi maestri del cinema “gotico”. Oltre ad avere come elemento in comune la “suspense”, quale relazione c’è tra i due?

Trovo abbastanza improprio assimilarli… Argento se vogliamo, al di là dello splatter che proprio è lontanissimo dall’idea stilizzata di cinema che ha il maestro inglese, fa qualcosa di più banale: inserisce le vittime in vicoli bui e solitari… inseguite da un’ombra armata di mannaia da macellaio… Hitchcock invece ci fa avere paura della luce e della folla… ci fa sentire insicuri nella vita quotidiana, non in situazioni eccezionali e ciò è geniale…


8) Edgard Allan Poe e Washington Irving, esponenti di un sistema di pensiero creativo, hanno influenzato i due grandi registi del 900 (A. Hitchcock e D. Argento). In che modo?

Sono impreparato… Edgar Allan Poe ha ispirato più volte Argento su determinate scelte, ma non è materia mia a dire il vero…


9) Hitchcock basa la sua tecnica cinematografica sul contrasto oppositivo di vita-morte-luci-ombre-riflessioni-schizofrenia-musica puntando sul “Demoniaco”. Elementi che creano Suspense e paura. Secondo te esistono altri metodi per creare Suspense e paura?

Hitchcock spiega chiaramente che la suspense altro non è che un gioco di “saperi” tra personaggi e spettatore… Il famoso esempio della bomba… se tu ed io siamo a un tavolo a chiacchierare e la stanza esplode… abbiamo l’effetto sorpresa, shock momentaneo e via… se invece, 5 minuti prima che la stanza esploda, la macchina da presa ci mostra una bomba ad orologeria sotto al tavolo… ecco che scatta la suspense… più chiaro di così…


10) Esulando da Hitchcock, su cui mi hai abbastanza convinto, passiamo al Saggio “HITCHCOCK E LA VERTIGINE INTERPRETATIVA”. Esso presenta una modesta quantità di immagini. Come mai questa scelta?

A dire il vero ne presenta quasi il doppio rispetto alla stesura originale… ci sono i frame che consideravo più rappresentativi in relazione al testo… non è stata una scelta…


11) Che reazioni ha provocato in te la pubblicazione e la conseguente notorietà avuta da questo libro?

Non credo di essere tanto più noto grazie al libro… forse, nell’era dei social network, una cosa come questa ti dà un pochino di popolarità, soprattutto se nel tuo quotidiano interagisci con un certo target di personaggi, ma… non saprei davvero… nessuna reazione particolare da parte mia…


12) Stando dietro ad una macchina da presa, che occulta la tua persona, come sei riuscito ad ottenere tanto successo? Nel mondo dell’apparire che piacere fa ottenerlo senza puntare sull’immagine?

Ripeto… non mi sembra di aver avuto tanto successo… il mio nome è sempre relegato nei titoli di coda, che di norma la rete sfuma per mandare in onda lo sponsor, per cui… comunque sia… Se fossi famoso per ciò che ho fatto dietro la macchina da presa lo sarei come molti registi… serenamente spero… non sono un attore, quindi sto meno attento all’immagine… Poi se magari ho una serata mi faccio bello e spero di fare qualche bella foto ricordo, ma niente di più.



 “Hitchcock e le vertigine interpretativa”

Un viaggio nel mondo del “maestro della suspense”, una filmografia d’autore e un addetto ai lavori che affronta la critica cinematografica


Davide Matera

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